Blog: http://dandy.ilcannocchiale.it

Serrata.

I padroni non scioperano, fanno le serrate. Dimissionano di fatto la forza lavoro, ne piegano l'autonomia con la conseguente e drastica riduzione del salario, fanno rientrare il dissenso con il potere ricattatorio del denaro. Sto ancora preparando un articolo per Imprimatur, la rivista dei «Disertori della vanga», sul tema del lavoro salariato, dipendente o fint'autonomo che sia, e del suo superamento. Sarà pubblicato lì e non qui.
Considerato che accanto al mio nome si leggerà «imprenditore» su diversi documenti della Repubblica italiana, ciò che sto operando è una serrata. Se non ricordo male nel nostro Paese è considerato un reato. Magari lo sto solo immaginando, ma mi par proprio di ricordare così. Non sarebbe la prima volta che contravvengo ad una legge ma, se preferite, posso dichiarar bancarotta. L'Ourfavoriteshop abbassa la saracinesca. Il fatto è banalmente questo.

Sometimes, I feel I gotta get away...
Bells chime, I know I gotta get away...
And I know if I don't, I'll go out of my mind.
Better leave her behind with the kids, they're alright.
The kids are alright!

Mille le ragioni e non ne citerò che qualcuna. Intanto, la più importante, la noia. Mi son proprio rotto il cazzo di scrivere. Cioè, di scriver qui. Sto scrivendo, oltre l'articolo di cui ho detto qualche riga fa, delle robe per un portale e questo mi diverte molto di più. Avrei potuto lasciar morir d'inedia e polvere tutto quanto, però succede già per cose più importanti così ho pensato di lasciar scritto qualcosina.
Intanto, che nessuno ce l'ha con gli umbri. A me gli umbri stan simpatici, fan ridere. I miei amici sono perugini, però, e la canzoncina in folignate era per loro. Per Francesca (Elleffe, Torredavorio) in particolare. Gliel'avevo promessa e non sapevo come mandargliela. Il messaggio del post altro non è che una strofetta d'una canzoncina da stadio. Cantavano infatti gli Irriducibili:
«Lo sai, dicono che
l'amor per te mi fa teppista,
farò in modo che
la faccia mia non sia più vista.
Andrò dove il mio cuor
mi porterà senza paura.
Farò quel che potrò per la mia Lazio...».

Motivetto carino, sull'aria di My way, invece dei soliti canti anni ottanta, tristissimi e pallosi. La curva Sud, in uno dei suoi ultimi barlumi creativi prima di tornare all'«Alè-oh-oh» e prima che l'estrema destra rendesse la rivalità fra i club della Capitale una nota storica, rispondeva:
«Lo sanno tutti che
tu dalla Lazio sei pagato,
ti copri il viso ma
quanno c'hai visto sei scappato.
Nun canti, metti du' stracci
e pensi d'essere 'n inglese:
ma mo' c'hai rotto er cazzo, torna ar paese!».
Non potevate saperlo e magari vi siete fatti un filmino. Beh, tranquilli, è l'ultimo: non ve ne faccio far più. Perché sono annoiato anche dai vostri filmini. Mica è colpa vostra. La responsabilità è mia quando dimentico che chi sa è solo ed esclusivamente chi c'era, che è anche chi può capire. In definitiva, non trovo una singola ragione per continuare a raccontarvi quelle cose e leggere molti commenti assolutamente fuoriluogo. Come in ogni altro aspetto della mia vita, taglio quando il piacere a fare una cosa è minore del disturbo necessario a farla.

He stands like a statue,
becomes part of the machine.
Feeling all the bumpers,
always playing clean.
He plays by intuition,
the digit counters fall.
That deaf dumb and blind kid
sure plays a mean pinball!


Gli amici che avevo rimangono i miei amici: la solita Francesca, Serena ed Andrea e il piccolo Gabriele verso cui ho scoperto d'avere dei doveri che mai avevo sentito prima, Adrix. Quelli della Contea che passan di qui in silenzio, come il Carpa, ma anche amici lontani come Giorgio e Joe Falchetto. Gli elenchi sono una cosa scomoda, dimentichi sempre qualcuno ed immancabilmente ci si offende. Due palle. Evitate di farmelo notare: ho chiesto scusa abbastanza nel recente passato per averne ancora voglia.
Le conoscenze fatte grazie al personaggio qui noto come «dandy» andranno avanti o meno, tanto quanto è successo nell'anno di vita di questo blog. Gente che va, gente che viene, anche gente che fa schifo. Posso presumere che andranno avanti i rapporti con chi ha capito che qui di dandy c'è davvero poco. E' stato il soprannome d'una serata, fu inteso come un insulto. Registrare un nickname «sporco dandy», perché questo mi si disse a causa d'un maglione in cotone color panna, mi pareva oltremodo lezioso.
Nel mare di merda delle cose che ho scritto, salvo qualcosa. Non tutto è marcio. La colonna sonora, di cui leggete qualche passaggio, sono gli Who. Se non li avete riconosciuti, è la dimostrazione che tutto questo non ha senso. Che la comunicazione orizzontale, «vera» e soddisfacente, appagante, è possibile solo fra pari.

Come sto, mi chiede qualcuno. Io non me lo chiedo e vado avanti. Ho altro da fare ed il sole - grazie al cielo - sorge comunque ogni giorno. Uno dei clienti dell'Ourfavoriteshop scrisse qualche tempo fa il testo d'una canzone: «Io sto bene, io sto male...». Io sto bene. Faccio cose piene di senso e molto utilissime, assumo impegni e responsabilità. Io sto male. Aspetto oggettivamente il ritorno di un futuro che non è stato e che tutto lascia intendere che non sarà.
Ma sono testardo e così pigro che, una volta formulata un'idea o resomi conto di qualcosa, difficilmente cambio opinione. Non mi lamento: sono causa del mio male. Per cui, tra gesti privati e slanci castrati, attendo: la miglior creativa io abbia mai conosciuto, che quando si sarà stancata degli stipendi fissi e dell'immutabilità delle giornate, troverà Bettie ad attenderla. Braccia spalancate e nessuna spiegazione richiesta. Una sorta di amnistia, di perdono generale in nome del domani.

Apologies mean nothing
when the damage is done,
but I can't switch off my loving
like you can't switch off the sun.

A proposito, colgo l'occasione per dirvi che le galere sono dei posti orrendi. Che a me non è mai fregato un cazzo di politica e che - nonostante abbia sacrificato gli studi universitari, diversi rapporti con persone splendide e la mia stessa sicurezza fisica per molti anni su quell'altare - non ho alcun rispetto per chi porta acqua con le orecchie. Non ne avevo prima, non ne ho ora, non ne avrò. Sono un individualista e rimango a disposizione solo per nuove prese della Bastiglia. Sì, il pin del mio telefonino è 1792, proclamazione della prima repubblica in Francia, ma i deputati ed i presidenti, le istituzioni democratiche in toto, continuano a non piacermi. Saranno anche il meglio che abbiam trovato per convivere fra esseri umani ma io proprio non trovo interessante che a stabilire come si debba vivere possano essere tutti gli idioti sparsi sul pianeta, o anche solo nel condominio. Molto meglio la Comune, spauracchio di De Gaulle all'alba della liberazione di Parigi. Potrei citarvi Hobbes - quanto ti ho amato, quanto non ti han capito! - o Locke, de Tocqueville e Jefferson, il buon vecchio Nietzsche - e pure qui, secondo me non sapete leggere - e gli utopisti, la Church of the SubGenius, gli anarcosindacalisti come gli anarcocapitalisti erisiani, la truppa di Francoforte, Deleuze, Guattari, Derrida, l'immortale Spinoza. Ecco, spendete due lire e acquistate «Spinoza incula Hegel» di Jean-Bernard Pouy: non si può viver senza.

Adrix, se ti conosco stai canticchiando «Liberare tutti vuol dir...»; bene, io appena termini ti sussurro «Ma chi ha detto che non c'è...». Tu, Chicca, stai gongolando e se sei a casa hai gettato un occhio sul «De Cive»: un'altra delle tante piccole cose che abbiamo scoperto d'avere in comune. Andrea, tu stai sorridendo, e scuoti la testa come sai fare solo tu all'evidenza che certe cose non cambieranno proprio mai. Me, nella fattispecie. Beh, è così. E tu che ci discacci con una vil menzogna, ancora non so il perché ma tutto il Piccolo Popolo ti considera oggi e sempre Banríon. Torna al tuo mondo e compra «La scatola nera» di Amos Oz, sette euro e mezzo, o viceversa. Il libro è fantastico ma le pagine da 39 a 46 avremmo potute scriverle entrambi, o a quattro mani. Meglio a quattro mani.

Out here in the fields
I fight for my meals.
I get my back into my living.
I don't need to fight
to prove I'm right,
I don't need to be forgiven...

Don't cry,
don't raise your eye:
it's only teenage wasteland.

Sally, take my hand.
Travel south crossland,
put out the fire,
don't look past my shoulder.
The exodus is here,
the happy ones are near.
Let's get together
before we get much older.

Teenage wasteland,
it's only teenage wasteland...

Adesso, perdonate tutti, ritorno al futuro.

Pubblicato il 5/6/2005 alle 19.51 nella rubrica Diario.

Il Cannocchiale, il mondo visto dal web