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Nietzscheana
 










Perché delegare a persone incompetenti e corrotte il governo del Paese quando possiamo avere a prezzo scontato dei vecchi marmittoni sempre pronti ad ubriacarsi?
 







Noi, cittadini italiani, desideriamo comunicare ai nobilissimi membri della Camera dei Lords che il nostro Paese è pronto a riceverli con tutti gli onori, elargendo ad ognuno di loro una bella provincia italiana. Con questo, rinunciamo alla malfunzionante democrazia rappresentativa della Repubblica italiana e ci stringiamo - fedeli e compatti - attorno a voi, auguste figure, e al vodka-martini che certamente non mancherete di redistribuire in abbondanza al vostro nuovo popolo, istruendoci e facendoci crescere nella vostra illuminata e compassata decadenza.
Campagna per l'abbandono della democrazia rappresentativa
WE WANT THE LORDS IN ITALY

 

 

 

Detto lei
Cresciamo troppo velocemente per stare appresso a noi stessi.
Dada

Detto lei/2
Noi belli. Bellerrimi.
Elleffe
 









31 agosto 2004

Seghe e pompini.

Non dispiacciono. Anzi, piacciono. Decisamente. I pompini sono un gran gesto d'amore. Alla lunga, però, annoiano. Come tutto, del resto.
Come una partita interminabile ad Axis and Allies, i ragazzi si divertono a muovere le loro pedine su un tavolo da gioco. Di questo si tratta, di un gioco la cui cardboard è stata disegnata da altre persone. Da creativi applicati all'intrattenimento di menti fertili. Di cervelli che sanno sognare e che vengono distratti su circuiti prestabiliti. Come un gioco dell'oca. Come una piattaforma web-based politically oriented.
Anche di metapolitica s'è discusso stanotte in via Ottaviano - giusto di fronte al numero nove - fra tre fascisti ed un tale che solo quei tre continuano a chiamare «compagno», più per chiarirsi fra loro che non appartiene alla propria area culturale che altro. Anche perché, diceva quel tale, a sinistra è rimasto ben poco. Ci si annoia se far nascere l'ennesimo ibrido sterile da specie differenti e che nome imporgli e che padri dargli; ci si arrabatta a difendere il Terzo mondo quando questo proprio non vorrebbe esser più tale, mai più; si disobbedisce alle forze dell'ordine facendosi finanziare da chi, qualche anno fa, dava ordini a quelle stesse persone in divisa; ci si nasconde dinanzi alle ovvietà della geopolitica.
Non che quei tre sian messi meglio. Per amor di verità e per consolare qualche anima pia, dovremo dire che la parte più «sana» ed ortodossa di quel mondo, la parte più popolare, è stata messa all'angolo dai soliti noti: gli atlantisti sotto mentite spoglie, i filoislamici in odore di ayatollah, gli antiabortisti e gli oltranzisti cattolici. Il compagno chiede di Casa Pound e i camerati storcono il naso: chi fa metapolitica lascia mano libera a chi continua ad occuparsi di politica. Possono dire anche cose giustissime ma lasciano gioco agli Alemanno, finanziati dai Tanzi e dai poteri forti.
Non ci stanno. Non è roba loro. E l'alleanza fra Fiore, Tilgher e la Mussolini? Ma che scherzi, quella è stata finanziata da denaro americano. Cercavano la costituzione d'un partito nazionalista, che coprisse la destra di An, in chiave antieuropea; cercavano d'impedire che a destra sorgesse un soggetto europeista anticolonizzatore. Come quello che i tre camerati e la loro gente avevano creato, il Trifoglio, presentatosi alle elezioni provinciali di Roma e risultato primo fra le formazioni di estrema destra. Il compagno si chiede se la Cina sovvenzionerebbe mai un partitino fatto da un pugno di gente. Così, tanto per sbarcare il lunario sparando fregnacce.
Poi arrivano Evola, Chomsky, i documenti di Ramon Mantovani. Arrivano le dichiarazioni d'intenti per la rielezione di Storace e Veltroni. Arriva la richiesta, continua negli anni, di una mano per le regionali.

La Contea è piccola e popolata di esseri buffi. Passionali, a loro modo, e peculiarmente simili al territorio che li ospita. «E se c'hai qualche amico povero, mannalo ai campi che amo occupato a Tor de Quinto. Li famo gioca' gratis. Nun sai quanti barboni amo aiutato». Gente che, se non altro, non rischia di diventar cieca per le troppe seghe, di bocca o mano che siano.




permalink | inviato da il 31/8/2004 alle 15:4 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (20) | Versione per la stampa


2 luglio 2004

Il crepuscolo degli idoli.

Hanno sfregiato l'immagine sacra di David Beckham. Archetipo del calciatore popstar, il capitano dei bianchi d'Inghilterra s'è scusato per la scarsa forma ed il modesto rendimento dimostrati in Portogallo, adducendo come ragioni la grande pressione dei media su di lui e qualche altra piccola stupidaggine come il diverso allenamento che si farebbe a Madrid rispetto a Manchester. Immagino che abbia una certa dose di ragione: non poter andare al supermercato senza essere circondato di fotografi può essere mentalmente stressante e chiunque abbia fatto sport agonistico sa che metà della prestazione viene dalla concentrazione. Chi è causa del mal suo, però...
Francesco Totti è stato presentato al «campionato europeo per nazioni» come il leader della compagine azzurra. Poi, dopo il poco simpatico gesto di stizza rivolto all'avversario danese, difeso come un ragazzo che era stato sottoposto ad eccessiva pressione.
Trovo bizzarro che personaggi poco stabili da un punto di vista emotivo o razionale possano essere additati quali fuoriclasse. Evidente, uno ha il miglior piede destro dell'epoca in cui vive e l'altro una visione di gioco scarsamente rintracciabile nei colleghi. Eppure, il termine «fuoriclasse» dovrebbe essere utilizzato solo in presenza di soggetti chiaramente superiori. In presenza di personaggi che rimarranno nella storia, in qualche forma immortali.
Lo stesso processo mentale - quello del cercare a tutti i costi un «migliore», di eleggere un «capo» dalle qualità incontestabili - capita nella politica. In assenza di progetti, di idee-forza, di movimenti epocali, si trova il soggetto più lucido. Freddo, cinico, maschio, giocoforza competente. Assurgono dunque al rango di statisti alcuni isterici «vorrei-essere-Napoleone», oscuri funzionari di partito, grigi burocrati e sprezzanti tecnocrati.
Lungi dall'esser percepiti per ciò che sono, l'antipolitica, godono di favori e sostegno pari alle popstar. Ed altrettanto velocemente vengono dimenticati, una volta caduti per una qualche congiura interna al loro esclusivo club.

Cerco di tenere a mente due cose:
- il pane si fa con la farina che si ha, quindi non dovrò sognare un pane giallo come il sole ed il grano con cui dovrebbe esser fatto se a disposizione si han solo segale, farro e saraceno;
- la miseria degli uomini è la loro mortalità, la quale li induce a ricercare in pochi fra loro caratteristiche superomistiche e ritenere il loro tempo quale «il Tempo» - a ridurre la loro esperienza a categoria assoluta di giudizio.
Cerco di tenere a mente queste cose, ma non riesco a non chiedermi quando, in nome dell'unità contro le pericolosissime destre, mi si chiederà il voto per un partito democratico europeo - centrista, liberaldemocratico, progressista e centralista - che candida a presidente del primo governo dell'Unione quel gran genio di Michel Platini. Potrò porre come condizione il sostegno alla candidatura di Jonah Lomu a segretario generale dell'Onu?

Al tramonto, anche un nano è un gigante




permalink | inviato da il 2/7/2004 alle 10:12 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (44) | Versione per la stampa


4 giugno 2004

Sul teppismo patriottico.

Sergio: «E' Sergio».
Adrix: «Bella».
S.: «Bella, Adri. Che stai a combina'?».
A.: «Sto a lavora' 'na cifra, da luneddì sto sempre all'Argentina. Me chiamano pe' 'na cifra de lavori: chi cazzo l'ha detto che er lavoro nun ce sta?».
S.: «Beh, mejo ccosì, no?».
A.: «Sì, però me sa che comincio a dije de no: er pòrso fra un po' m'oo gioco».
S.: «Oh, m'hanno scritto quelli d'ee majette. So' pronte, m'aanno spedite. M'arivano in ufficio che ccosì nun le dovemo anna' a pija' a Mazzini».
A.: «Da paura. Quindi le sfoggeremo er tredici?».
S.: «Regolare».
A.: «Faremo un'entrata trionfale».
S.: «Eccerto».
A.: «Che poi, ner caso nostro, "Trionfale" se po' di' tutto».
*risate*
S.: «Giusto, giusto. Oh, lo stai a di' a tutti, sì?».
A.: «Sì, c'era un po' de ggente che voleva veni'».
S.: «Quinni te ce vai sur presto? Io passo appena finisco da lavora'. Le undici, mezzanotte».
A.: «Sì, si ce vie' quarcuno, ce vado da subbito».
Sergio legge sul monitor e recita pomposamente: «Amici Riuniti. Ti piacerebbe ritrovare degli amici del tuo passato? Iscriviti gratis e cercali fra più di 70.000 scuole d'Italia».
A.: «Cazzo ce faccio? 'I ribecco tutti pe' strada».
S.: «Infatti sì».
A.: «Anche se se stanno tutti a trasferi' a Tòrevecchia: 'e case costano una cifra qui a Prati. Te c'oo sai».
S.: «Infatti».
A.: «Che poi pe' abbassa' li prezzi ce basta un po' de microcriminalità».
S.: «E' vero».
A.: «Ogni vòrta che uscimo de casa damo fòco a du' o tre cassonetti. Dopo un po' er fumo e la guazza pe' tèra 'a spaventano 'a ggente».
S.: «Daje!».
A.: «Mica ce vieni a lavora' si ogni vòrta te trovi 'na gomma squarciata o er cofano rigato, no?».
S.: «Infatti no».
A.: «Famo 'na banda de teppisti e damo fòco a tutto, così i prezzi s'abbassano».
S.: «Allora perché nun se compramo d'ee giacchette de pelle, qu'ee strette, e d'ii baschetti? Famo le Pantere».
A.: «Da paura».
S.: «E se mettemo le camicie fucsia: le Pantere da'ee camicie fucsia».
A.: «Ch'ii colletti lunghissimi e li pizzi d'argento, bordati de pelliccia».
*risate*
A.: «Prima smontamo tutto, poi diventamo Angels e ripulimo er quartiere».
S.: «E regolare! Prima distruggemo e poi chiamamo le guardie: a sottoproletario der cazzo, che vòi? Er quartiere nun se tocca».
A.: «Però ce vo' 'na maghina grossa p'anna' 'n giro».
S.: «Un gippone?».
A.: «Tipo un Grand Cherokee, solo che se deve 'ntona' co' le camicie».
S.: «Mh».
A.: «Lilla, lilla co' le striature argentate».
S.: «Allora tigrato. Lilla tigrato argento: una bomba».
A.: «Co' un rostro davanti. E che simbolo ce mettemo p'ii Angels?».
S.: «L'angelo der Castello, grosso e cromato».
A.: «Sì, però no come quello d'aa Rolls. Una quarantina de centimetri».
S.: «E lo mettemo sur tetto».
A.: «O come polena. Co' na maghina ccosì 'o spianamo er quartiere».
S.: «Avoja! 'O spianamo propio!».


Ah, Adria', me so' scordato da ditte 'na cosa. T'ho detto che ho incontrato Piera d'ii diesse de Trionfale, no? E Fabrizietto, il figlio, il giorno dopo? Co' una creatura? Vabbè, sì, t'oo detto, perché m'hai risposto che se la stamo a sfanga', 'sta storia de cresce.
Però ieri m'hanno dato una brutta notizia. E' morta Antonia. La matta. Tumore ai polmoni. Pare che neanche un parente la sia andata a trovare in ospedale. Che sia morta da sola. I sbiri d'aa metro hanno pure mezzo 'mbruttito a Fassi che ha chiesto notizie sue: «Che sei, 'n parente?».
Me sa che pure si nun crescemo, er monno cambia eguale. E mica in mejo.




permalink | inviato da il 4/6/2004 alle 10:48 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (9) | Versione per la stampa

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